STORIE DI SPINA3 | 1. La Michelin

E’ un ricordo di fine anni ’60.

Via Livorno è stretta dai muri grigi delle fabbriche: la Michelin da una parte e la Fiat dall’altra. Un tram corre sui binari accanto ai marciapiedi su cui parcheggia una lunga fila di macchine: guai a quelle bianche, perché presto cambiano colore.

Il paesaggio è veteroindustriale, nulla a che vedere con oggi. Nessuno avrebbe mai pensato di poter un giorno vedere Superga da una parte e dall’altra le montagne.

La Michelin ti accoglie con un dolce odore di gomma. Arriva in balle di colore zucchero bruciato. Un po’ è naturale, ma ormai è soprattutto sintetica.

Viene sminuzzata e ridotta a pezzetti, fusa e tirata in fogli. Una parte viene destinata alle mescole, che poi saranno amalgamate con la gomma fusa.

Si passa alle calandre: macchine inimmaginabili, in cui si celebra il rito tecnologico dell’unione tra i fili d’acciaio (sono arrivati da Trento) e i fogli di gomma.

E’ un segreto il modo in cui i due componenti riescono a stare insieme. Certo è che il livello qualitativo è altissimo e la cura della fabbricazione quasi maniacale.

I fogli vengono ridotti a strisce e trasferiti su giostre sospese e unite alle macchine confezionatrici. E qui interviene l’aristocrazia operaia della Michelin: i confezionatori. Chi fa questo mestiere deve fare una scuola di specializzazione apposita, affrontare un impegnativo periodo di tirocinio e poi essere introdotto alla funzione vera e propria. Dovrà accostare le differenti strisce su un rullo cilindrico secondo un ordine prestabilito. Occorre abilità manuale, colpo d’occhio e assoluta precisione. Veri artigiani dotati di buoni muscoli.

Il tutto si completa con i cerchietti d’acciaio laterali che assicurano la tenuta al cerchio ruota. Il cilindro viene compresso e si ottiene, per schiacciamento dai lati, il pneumatico nella forma che vedremo correre sulle strade. In realtà non si parla di pneumatici ma di coperture che vengono convogliate ai forni per la vulcanizzazione. Qui entrano in scena i mitici “cuiseurs” della Michelin. Uomini che sorvegliano la giusta cottura delle coperture su cui appositi stampi imprimono l’impronta del battistrada.

Esce finalmente la copertura finita e inizia la minuziosa, attentissima procedura di controllo che, solo al termine di una fitta rete di verifiche strumentali e manuali, delibera l’accettazione del prodotto finito che viene poi stoccato nel magazzino.

Il livello qualitativo è molto esigente, il prodotto è tecnologicamente al top.

 All’esterno della grande fabbrica molti vorrebbero sapere quali sono segreti della fabbricazione, ma l’impegno di riservatezza è convintamente rispettato, nessuno parla e comunque ben pochi conoscono tutti i particolari tecnici.

La Michelin offre posti di lavoro ambiti. I padri presentano i figli. E’ risaputo a Torino che Michelin paga bene. In cambio offre un lavoro impegnativo in un  ambiente serio ed esigente.

C’è un sincero, spontaneo rispetto tra lavoratori e gerarchia. Nessuno è un numero, ma tutti comprendono di far parte, se non di una famiglia, certamente di una organizzazione efficiente e organizzata.

Lo spirito identitario è molto sviluppato: c’è orgoglio per il prodotto. Ricordo una persona che di fronte ad una inserzione pubblicitaria sbottò:”Come siamo mal ridotti: dobbiamo abbassarci a fare pubblicità!”. Esistono connubi storici: Lancia e Michelin è uno di questi. Ben difficilmente chi ha provato Michelin cambia marca. Anzi, molti chiedono che l’auto nuova sia equipaggiata con i famosi ZX.

Oggi ben poche fabbriche gestiscono  il ciclo completo di fabbricazione. Di solito sono fabbriche specializzate a produrre i semilavorati, che poi vengono assemblati in giro per il mondo secondo convenienza e vicinanza ai mercati.

Oggi si produce di più e con minore fatica, soprattutto si produce qualsiasi cosa in qualunque parte del mondo.

Più tecnologia e più cultura per padroneggiarla, meno manualità e più automazione.

Occorre essere all’altezza. Nulla si improvvisa, ma tutto si impara con una buona scuola.

Per vedere altre foto di Spina3 prima della trasformazione, clicca sul seguente link.

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