C’era una volta la Michelin di corso Umbria…

Riportiamo qui di seguito la sintesi dell’intervista effettuata da uno dei nostri redattori a una persona che ha trascorso i primi anni della sua vita sul territorio di Spina 3, vivendo sulla propria pelle l’esperienza di fabbrica, prima come figlio di un dipendente Michelin e in seguito come operaio egli stesso presso la stessa ditta.

Tra gli scopi del Comitato vi è certamente la ricerca di documentazione (non soltanto fotografica, ma anche basata sui ricordi degli abitanti “storici” del quartiere) nell’ottica di ricostruire quella che era la vita quando “c’erano le fabbriche”.

Abbiamo intervistato (anzi più che altro chiacchierato) con Massimo, 52 anni, attualmente vigile urbano presso il comune di Torino ma con un passato come operaio alla Michelin. Durante la chiacchierata Massimo ci ha raccontato, attingendo ai suoi ricordi di fanciullo, adolescente e poi adulto, piccoli episodi della sua vita nel quartiere e in fabbrica.

La storia inizia negli anni ‘50, quando suo padre fu assunto alla Michelin di Torino con il ruolo di vigile del fuoco. A quei tempi gli stipendi della Michelin erano decisamente superiori alla media, per cui il padre di Massimo (originario di Ghemme, nel novarese) lasciò il corpo statale per diventare pompiere “privato”, all’interno dell’azienda. Nella produzione di pneumatici, infatti, vi sono processi a elevato rischio di incendio, per cui la Michelin disponeva di un vero e proprio corpo interno di pompieri che seguivano le lavorazioni a rischio garantendo, in caso di problemi, un pronto intervento.

La famiglia di Massimo risiedeva nei fabbricati (attualmente occupati da vigili urbani e carabinieri) di corso Umbria 52 e 56, di proprietà dell’azienda. L’affitto era modesto, purtroppo però ad un certo punto furono costretti a lasciare l’appartamento, visto che la proprietà non intendeva continuare la locazione né vendere gli appartamenti agli occupanti.

Massimo lavorava come addetto alla manutenzione, tra i suoi primi ricordi da “neoassunto” vi è senza dubbio la gavetta, con stampigliato il suo numero di matricola, utilizzata per il pranzo. Con un sorriso ha ricordato anche il famoso minestrone di verdure che veniva servito ai dipendenti, noto per la sua bontà “degna di quello della mamma”! Lavorava con il cosiddetto “turno diviso”, comprese le domeniche e i sabati.

In via Livorno transitava il tram (prima il 13, poi il 19 ed infine il 12), spesso costretto a sostare, all’angolo con corso Mortara, per il transito dei treni carichi di laminati che uscivano dall’Ingest diretti a stazione Dora.

Ha frequentato l’asilo della Michelin presso la scuola Aporti Gastaldi di via Livorno e successivamente le elementari alla scuola De Amicis in via Maria Ausiliatrice. Sua madre aveva una latteria in via Aquila angolo via Ceva, ceduta nel 1980 e attualmente adibita ad abitazione. Ricorda bene i giochi con gli altri bambini nei portoni della zona, in un periodo – gli anni Sessanta- contraddistinto dalla forte emigrazione meridionale e soprattutto veneta. Spesso capitava di scambiarsi visite con amici abitanti in zona, in particolare in via Treviso dove abitavano degli amici dei suoi genitori. Una delle figure che più lo impressionava era quella del “vetraio”, che girava in bicicletta con l’apposito telaio sulle spalle per il trasporto delle lastre di vetro, ma ricorda bene anche gli altri artigiani, figure ormai scomparse o rarissime come i materassai o i musicisti di strada. I suoi colleghi provenivano in parte dalla zona ma soprattutto dalla prima e dalla seconda cintura, molti di loro giungevano a Torino con la ferrovia Torino-Ceres (nota allora come “Cirè-Lanzo”), per cui era frequente l’uso del dialetto piemontese.

A Carnevale il Cral aziendale organizzava, all’interno degli impianti sportivi (tuttora esistenti) di corso Umbria, feste in costume per i bambini figli dei dipendenti, con distribuzione di dolci e caramelle. Le ferie estive erano le classiche tre settimane ad agosto, con i relativi problemi, tipici di quel periodo, di turnazione praticamente inesistente dei negozi.

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